giovedì 11 ottobre 2012

CORSO "Dalla bocca alla mente...tra gusto e benessere"

La soddisfazione del Bisogno permette la crescita e l’inizio della scambio con l’ambiente esterno. Fin dal momento della nascita, il bambino e la madre vivono una fusione; la nascita rompe la simbiosi fisica e segna l’inizio del percorso di separazione-individuazione per il bambino, ma anche per la mamma.Introdurre nel corpo il cibo è la primissima esperienza di differenziazione che si compie; inizia la differenziazione tra un dentro e un fuori, tra un Sé e qualcos’altro…..

Il cibo ha un forte impatto sessuale e non solo,  su mente e corpo. 

Il cibo è un tranquillante naturale, produce endorfine, ci calma e ci distende. Di conseguenza non mangiando siamo suscettibili e nervosi, quindi meno disposti ad abbandonarci al piacere, al punto che si può parlare di vera e propria ''anoressia sessuale''. Cala il desiderio e le energie si riducono drasticamente.La maggioranza degli italiani considera il menù imprescindibilmente associato a vita e amore e diventa una potente arma di seduzione.

Partono le iscrizioni al corso che partirà a Gennaio dove si interagirà con lo psicologo e lo chef.

Per iscrizioni  contattatemi via e-mail : ciccosabrina@yahoo.it






venerdì 28 settembre 2012

CORSO INTERATTIVO SULL'AUTOSTIMA

L'autostima dipende dal voto che diamo a noi stessi, il nostro vivere e il raggiungimento di un obiettivo.L’autostima è semplicemente una stima, una valutazione, o se vogliamo la risposta alla domanda: ”Cosa penso di me?”. 


a Gennaio parte il corso interattivo sull'autostima,
le iscrizioni si accettano da subito   
max 15 persone  
quota di partecipazione 25,00€ a persona 
durata del corso :12 ore suddivisi in 6 incontri di 2 ore ciascuno 
frequenza: una volta a settimana con orario e giorno da concordare con i partecipanti.

Il corso verrà svolto presso il mio studio a Bisceglie
Gli argomenti che verranno trattati da tutto il gruppo verteranno su:
Da dove nasce l'autostima 
Perchè l'autostima è così importante?
Cosa bisogna fare per migliorare la propria autostima?

lunedì 14 maggio 2012

La crisi e il suicidio


La crisi e il suicidio




La serie di suicidi che nell’ultimo periodo avvengono in relazione, più o meno diretta, con situazioni di difficoltà economica interroga ognuno di noi. Le persone che si rivolgono a noi esprimono i loro dubbi: “Ce la farò a non impazzire di fronte al fallimento dell’azienda di famiglia?”. “Se, finita la cassa integrazione, non trovo un nuovo lavoro non è che cadrò in depressione ed arriverò a suicidarmi?”. “Sono talmente arrabbiato e frustrato che a volte penso di fare qualcosa di eclatante! Ho perso il lavoro e a 45 anni non so più dove sbattere la testa, ho perso la mia famiglia, che ne sarà di me?”.
Questo clima di tensione e angoscia esistenziale appare quasi palpabile.
In Italia i suicidi annuali secondo le statistiche sono circa 1 ogni 20 mila abitanti con enorme differenza fra Nord e Sud. In particolare al Nord sono 4 volte di più che al Sud. La ricca e prosperosa (economicamente) Germania ha il doppio di suicidi rispetto all’Italia mentre il picco, quattro volte superiore,  lo troviamo nei paesi scandinavi. Il benessere economico parrebbe, quindi, ininfluente rispetto al fenomeno. Su questi dati statistici aleggiano seri dubbi. Se il suicida non viene culturalmente accettato può esserci la volontà di occultamento da parte dello stesso suicida che, per evitare che la sua famiglia debba vergognarsi, può nascondere il proprio suicidio facendolo apparire come incidente stradale, sul lavoro o accidentale. Oppure volontà dei familiari che, con l’appoggio più o meno compiacente dei medici o delle forze dell’ordine, possono, ad esempio, registrare come caduta accidentale un defenestramento. La cultura dell’accettazione del suicidio ha, quindi, una grande importanza nell’incidere sulla statistica. Ricordiamo che fino al secolo scorso al suicida veniva negata la cerimonia religiosa e la tumulazione nei normali cimiteri. In realtà non vi è un vero e proprio aumento dei suicidi ma, probabilmente la crisi economica, con le sue conseguenze, può fungere da fattore scatenante.
 La perdita della sicurezza economica, dell’immagine sociale o gli stenti di una situazione di precarietà sicuramente fungono da fattori di malessere esistenziale e provocano momenti di intensa angoscia. La descrizione più frequente è quella di una persona che si dibatte fra depressione, autosvalutazione e malesseri psicofisici da molto tempo che, d’un tratto, incorre in un evento che “fa traboccare il vaso”. Improvvisamente quella persona si descrive come lucida e calma perché ha superato un limite mentale e la decisione suicida appare chiara e semplice.
Gli uomini si suicidano dalle cinque alle dieci volte di più delle donne perché nell’educazione loro impartita esiste ancora il mito della forza d’animo. “Devi essere forte, farcela da solo, essere come James Bond che anche nella situazione più disperata se la cava, non devi essere una femminuccia”. Le donne educate a essere più umili e accettare la loro fragilità  quando soffrono ne parlano fra di loro, con l’amica del cuore, non hanno timore a recarsi dal medico, ad assumere farmaci se necessario, ad accettare consigli. Occorre che si descriva l’uomo come esso è, una persona fragile con problemi esistenziali, con dubbi difficili da dirimere e con la necessità di stare vicino ad altri esseri umani. Sarebbe parlare del suicidio anche quando non fa notizia e sdoganando la depressione come una malattia “normale” che può capitare nella vita di ognuno di noi dal ricco al povero, intelligente e stupido, famoso o sconosciuto. 

giovedì 8 marzo 2012

LA NOSTALGIA

Il termine nostalgia, pur derivato dal greco, come molti termini scientifici, era sconosciuto al mondo greco. Entra nel vocabolario europeo nel XVII secolo per opera del medico svizzero Johannes Hofer, alle prese con una patologia diffusa tra i suoi connazionali, costretti dall'arruolamento come truppe mercenarie a restarsene lontani a lungo dai monti e dalle vallate della repubblica elvetica. «Nostalgia» è infatti la designazione dotta del «mal du pays» o «Heimweh» (letteralmente il dolore della casa). Tale stato patologico era così grave che spesso portava alla morte i soggetti che ne erano colpiti e nessun intervento medico valeva a ridare loro le forze e la salute a meno che non li si riportasse verso casa. A partire dalla fine del XVIII secolo e soprattutto nella prima metà del secolo successivo, accanto all'interesse medico, la nostalgia convoglia notevoli attenzioni in ambito poetico e musicale, in corrispondenza con l'ondata migratoria dall'Est Europa. Tuttavia, è soltanto a partire da Charles Baudelaire che il termine si libera dal riferimento a precisi luoghi o al passato infantile, per assurgere a condizione di anelito indefinito. la nostalgia può promuovere la salute psicologica.Indurre nostalgia in un gruppo di volontari per lo studio, ha portato nei sentimenti generalmente positivi del gruppo, tra cui una maggiore autostima e un maggior senso di sentirsi amato e protetto da altri. Inoltre, un recente studio ha anche dimostrato che nostalgia contrasta gli effetti nocivi della solitudine, aumentando la nostra percezione di sostegno sociale. E in questo stesso studio ha rilevato che la solitudine può innescare nostalgia.
Un'altra importante funzione di nostalgia può essere quello di rafforzare i legami tra il nostro passato e il nostro presente. Cioè, la nostalgia può fornire una visione positiva del passato e questo potrebbe aiutarci a sviluppare un maggiore senso di continuità e di dare più senso alla nostra vita. I ricercatori suppongono che la nostalgia può anche avere maggiore importanza per gli anziani, perché sono più vulnerabili all'isolamento sociale e, quindi, nostalgia può aiutarli a superare i sentimenti di solitudine.

venerdì 17 febbraio 2012

Le tue emozioni...il tuo agito

Tutto ciò che in questo momento vorresti dire, tutto quello che provi e che vivi, prova a condividerlo con me!

IL DISAGIO

Il disagio sociale, dal punto di vista psicologico, consiste in varie forme di inadeguatezza dell’individuo rispetto al sistema sociale in cui vive, che lo portano a uno stato di sofferenza o all’assenza di benessere.
Vi sono 3 tipi di disagio sociale:Frustrazione da anomia – stato di angoscia e smarrimento provato nel rapportarsi con le norme sociali. Anomia significa “condizione caratterizzata dalla mancanza di precise norme sociali”.Solitudine – isolamento, mancanza di affetti e di sostegno concreto e psicologico, disadattamento, in alcuni casi insufficiente acquisizione delle abilità sociali (saper comunicare, gestire i conflitti e i problemi, prendere decisioni, saper distribuire la leadership).
Timidezza – senso di disagio e di impaccio che si prova nel rapporto con gli altri.